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Le emissioni ogni 24 ore

Le ricadute ogni 24 ore
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DOMANDE:

 

RISPOSTE:


Quanta energia elettrica viene prodotta dall’impianto di termovalorizzazione ogni anno? Quale è il risparmio di combustibile da fonti convenzionali che risulta?

Tecnoborgo ha una produzione netta annua di energia elettrica (al netto degli autoconsumi interni) di ca. 65.000.000 KWh, questa energia viene esportata sulla rete elettrica nazionale gestita dal GRTN Spa (Gestore Rete Trasmissione Nazionale). La quantità di energia elettrica immessa in rete copre il consumo domestico di circa 30.000 famiglie, corrispondente al fabbisogno della città di Piacenza, consentendo di risparmiare combustibile pregiato per la generazione della stessa quantità di energia in centrali elettriche nella misura di ca. 15.000 TEP anno. Il rendimento di trasformazione del rifiuto in energiaelettrica raggiunge il 27%.

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Quali benefici può portare un termovalorizzatore?

I benefici derivanti dall’attività di un termovalorizzatore riguardano un migliore impiego dei rifiuti non riciclabili che sarebbero altrimenti destinati alle discariche, consentendo al tempo stesso mediante la termovalorizzazione degli stessi un recupero di energia elettrica e riducendo del 90% ca. il volume  del materiale da conferire in discarica. Trattandosi di impianti a bassissimo impatto ambientale, i termovalorizzatori sono inoltre in grado di garantire limiti alle emissioni di assoluta tranquillità per la salute dei cittadini e per l’ambiente in generale. Per tutti questi motivi il recupero energetico costituisce oggi un elemento indispensabile della filiera dei rifiuti e lo stesso Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti sul territorio piacentino ha previsto il termovalorizzatore come polo indispensabile per lo smaltimento. L’impianto di Piacenza in particolare, smaltisce 120.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ovvero circa 300.000 metri cubi di rifiuti che, come dimensioni, equivalgono approssimativamente ad un palazzo di 30 piani.

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Qual è la differenza tra termovalorizzatore e inceneritore?

Si tratta di impianti diversi. L'unico elemento che accomuna termovalorizzatori e inceneritori è la combustione del rifiuto impiegata per scopi differenti: nell'inceneritore la combustione non è altro che una forma di smaltimento dei rifiuti; nel termovalorizzatore (ed è il caso dell’impianto di Tecnoborgo) a quest'ultimo obiettivo si abbina quello, altrettanto importante, del recupero di energia termica e/o elettrica.
Le due tipologie di impianti sono separate da più di vent'anni di evoluzione tecnologica, che ha conferito ben altra sicurezza ambientale e sanitaria ai termovalorizzatori di ultima generazione, grazie ad un continuo miglioramento dei sistemi di abbattimento degli inquinanti contenuti nei fumi.
Intervenendo, inoltre, sulle caratteristiche costruttive dei forni ed ottimizzando il processo della combustione, i moderni termovalorizzatori sono in grado di attuare un contenimento preventivo delle emissioni, rispettando così le normative sempre più restrittive adottate, in Italia e altrove, a difesa dell'ambiente e della salute pubblica.

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E’ corretto affermare che le emissioni degli impianti di termovalorizzazione possono nuocere alla salute umana?

I termovalorizzatori moderni come quello di Tecnoborgo sono dotati di tutti i sistemi più avanzati di controllo e riduzione delle emissioni che ne fanno una realtà compatibile con le esigenze di tutela ambientale e, come dimostrano numerosi esempi, sono inseriti con successo all'interno di contesti urbani, senza rischi per la salute e senza preoccupazioni da parte dei cittadini. Le analisi di tipo epidemiologico effettuate nelle aree in cui sono insediati moderni termovalorizzatori non hanno segnalato la sussistenza di effetti dannosi sull'uomo.
Ad oggi quindi, si può affermare che l'impatto sulla salute umana dei moderni impianti di termovalorizzazione è del tutto trascurabile rispetto alle esposizioni a sostanze inquinanti cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Basti considerare che la diossina è rilevabile normalmente presso numerosi impianti industriali, nel fumo di sigaretta, nelle combustioni di legno e carbone (potature e barbecue), nei fumi del traffico cittadino... Il 90% dell'esposizione umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti e non direttamente per via aerea.

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I termovalorizzatori soddisfano i requisiti di tutela ambientale?

Nel corso degli ultimi anni si è investito molto sullo studio di sistemi ed approntamenti tecnologici mirati a minimizzare l’impatto ambientale dei termovalorizzatori, in particolare per quanto riguarda i sistemi di abbattimento presenti nella linea di trattamento dei fumi generati.
Sono state sviluppate misure di contenimento preventivo delle emissioni, ottimizzando le caratteristiche costruttive dei forni e migliorando il processo di combustione. Questo risultato si è ottenuto attraverso l'utilizzo di temperature più alte, di maggiori tempi di permanenza dei rifiuti in regime di alte turbolenze e grazie all'immissione di aria per garantire l'ossidazione completa dei prodotti della combustione.
I dati registrati da enti pubblici di controllo presso termovalorizzatori in esercizio presentano valori molto inferiori ai limiti imposti dalle leggi locali e dalle direttive dell’Unione Europea
Studi effettuati per valutare il contributo che l’impianto di Tecnoborgo ha sulla massa totale di ossidi di azoto (NOX) (inquinante particolarmente importante nell’area della Pianura Padana) presenti nell’area di influenza dell’impianto (la città di Piacenza e il territorio limitrofo) hanno dimostrato che questo è pari allo 0,17% rispetto al contributo di altre sorgenti.

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Secondo quale criterio è stata fissata la capacità di smaltimento dei rifiuti dell’impianto in termini di tonnellate al giorno?

I criteri che hanno portato alla definizione della capacità delle linee di termovalorizzazione sono legati alla necessità di smaltimento dell’area di competenza e ad un dimensionamento che renda economicamente sostenibile la loro realizzazione.
In particolare a Piacenza si è tenuto conto non solo della quantità di rifiuti prodotti, ma anche degli obiettivi fissati dal Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti in tema di raccolte differenziate.

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L’impianto può smaltire anche rifiuti tossici o pericolosi?

Tecnoborgo non è autorizzata allo smaltimento di rifiuti pericolosi o tossici, ma allo saltimento di rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali assimilabili agli urbani. Nel quantitativo complessivo autorizzato annuo (120.000 t) può smaltire un totale annuo massimo di 2.000 t di rifiuti ospedalieri

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E’ vero che i termovalorizzatori emettono diossine?

In passato la termovalorizzazione dei rifiuti ha sicuramente contribuito alla presenza di diossina nell’ambiente, a causa delle tecnologie di controllo della combustione e della linea fumi non ancora avanzate come le attuali.
Nel 2000  la Comunità Europea, al fine di contenere l’emissione di diossina negli Stati Membri, ha così fissato per le diossine un limite alle emissioni degli impianti di termovalorizzazione pari a 0.1 nanogrammo per metro cubo (un nanogrammo è pari ad un milionesimo di milligrammo); una concentrazione nettamente inferiore a quelle riscontrabili nelle emissioni di "vecchi" inceneritori (da 10 a 100 volte).
Allo stato attuale pertanto, considerando la diffusione di sistemi di controllo avanzati e l’ampio rispetto del limite di legge, si è ridotto significativamente l’impatto del termovalorizzatori anche in rapporto ad altre attività che producono diossina.
Inoltre, la diossina che esce al camino è circa qualche millesimo di quella che entra con i rifiuti (che peraltro sono costituiti da materiali in buona parte entrati nelle nostre case prima di diventare rifiuti).
Nel caso particolare di Tecnoborgo il sistema di trattamento dei fumi di recente messa in servizio e moderna concezione consente di adempiere agevolmente ai limiti di legge a riguardo delle emissioni di diossine: a questo riguardo i campionamenti regolarmente effettuati da laboratori terzi indicano livelli in media di 10 volte inferiori al limite di legge.

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Che cosa succede ai residui prodotti dal processo di termovalorizazione?

Innanzitutto occorre considerare che da 100 kg di rifiuto termovalorizzato vengono prodotti circa 21 kg di scorie (residuo della combustione), 1,7 kg di materiale ferroso, 2,1 kg di ceneri provenienti dal trattamento fumi e 0,9 kg di prodotti sodici residui provenienti dal trattamento dei fumi con i reagenti (bicarbonato di sodio e carbone attivo). Il volume occupato dalle scorie è pari al 10% del volume del rifiuto termovalorizzato. Circa l’80% delle scorie viene riutilizzato nei cementifici come materia prima per la produzione di cemento, il materiale ferroso viene riciclato nelle fonderie mentre i prodotti sodici residui vengono riciclati per circa l’80% nella produzione di carbonato di sodio. Pertanto solo 6,5 kg circa dei rifiuti prodotti dalla combustione di 100 kg di rifiuto urbano viene avviato a discarica. Questo consente di effettuare veramente la raccolta differenziata spinta, perché quasi tutto il rifiuto viene di fatto valorizzato sia in termini di produzione di energia elettrica (energia pregiata) sia in termini di recupero di materia.

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Termovalorizzatore e raccolta differenziata: è possibile conciliare i due approcci alla gestione dei rifiuti o sono in contrasto tra loro?

La termovalorizzazione dei rifiuti non è contrapposta o alternativa alla pratica della raccolta differenziata finalizzata al riciclo. Si tratta, al contrario, di due processi che occorre integrare per ottimizzare la gestione dei rifiuti urbani, uscendo così da situazioni di "emergenza" e dall'uso della discarica come sistema di smaltimento dei rifiuti non utilmente riciclabili (cosiddetto Decreto Ronchi).
La strategia adottata dall'Unione Europea (direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio) e recepita in Italia con il Decreto Legislativo n° 22/97 affronta la questione dei rifiuti delineando priorità di azioni all'interno di una logica di gestione integrata del problema. Pertanto, se il primo livello di attenzione è rivolto alla necessità di prevenire la formazione dei rifiuti e di ridurne la loro pericolosità, il passaggio successivo riguarda l'esigenza di riutilizzare i prodotti (es. bottiglie) ed infine, ove non sia possibile, riciclare i materiali (es. vetro). Infine, solo per quanto riguarda il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare, si propone l'incenerimento con recupero energetico al posto dello smaltimento in discarica.
Le esperienze avviate in vari Paesi d'Europa dimostrano che anche laddove il ricorso alla termovalorizzazione dei rifiuti è stato molto spinto, il tasso di crescita della raccolta differenziata non è diminuito, anzi, è cresciuto a ritmi sostenuti.

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